Copertina del documento sui furti museali e la misura dell’esposizione
Il documento distingue casi osservati e frequenze rapportate all’esposizione.

Il problema del denominatore

Una serie di furti riportati dalla stampa non misura, da sola, il rischio di una specifica istituzione. Il numero degli eventi risente della copertura mediatica e della propensione a denunciare; per calcolare una frequenza occorre anche sapere quante esposizioni o opportunità comparabili vi siano state.

Nel documento uso un esempio dichiaratamente ipotetico: dieci furti in mille mostre di dipinti e cinque furti in dieci mostre di preziosi. Il numero assoluto suggerisce una lettura; il rapporto con le esposizioni la capovolge. Quei numeri illustrano il metodo e non descrivono una statistica reale.

Dire ciò che i dati consentono

Distinguo quindi i dati «exposure-adjusted», quando numeratore e denominatore sono disponibili, dai soli eventi osservati («occurrence-only») e dai casi in cui manca un denominatore attendibile. Per esaminare una sede contano anche concentrazione di valore, trasportabilità, sicurezza e tempo di risposta effettivo. La preparazione dell’emergenza deve partire da queste domande concrete.

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